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Trapianti, nanotecnologie riducono il rischio-rigetto

Un approccio completamente nuovo, che negli animali ha fornito risultati molto positivi, potrebbe condurre a importanti progressi nella trapiantologia, ovvero nel settore della medicina che si occupa di trapianti e soprattutto delle reazioni dell’ospite di fronte all’organo ricevuto. I ricercatori della Icahn School of Medicine dell’Ospedale Mount Sinai di New York sono infatti riusciti a evitare quasi del tutto l’attivazione del sistema immunitario che porta al rigetto, e che costringe chiunque riceva un organo ad assumere terapie immunosoppressive per tutta la vita.
Come raccontato sulla rivista scientifica Immunity, il punto di forza della nuova strategia sta nell’indurre l’inibizione non del sistema immunitario chiamato adattativo (quello basato sull’attività dei linfociti e degli anticorpi), che è più specializzato e viene avviato dal "settore" del sistema immunitario definito innato, più primitivo. Di solito, infatti, sono le cellule mieloidi del sistema innato (macrofagi e altre) a richiamare e poi dare il via ai linfociti T, responsabili delle reazioni alla base del rigetto. Per questo i ricercatori americani hanno voluto verificare se, inibendo proprio le mieloidi, tutto il processo venisse meno. A tale scopo hanno sintetizzato un composto sperimentale specifico con molecole delle dimensioni di pochi nanometri (milionesimi di millimetro), e lo hanno somministrato ad animali che avevano subìto un trapianto di cuore. Quindi, dopo cento giorni, hanno confrontato le percentuali di rigetto con quelle rilevate in animali trattati utilizzando la classica terapia immunosoppressiva, o nessun farmaco, e hanno così visto che nel 75% degli animali sottoposti alla terapia sperimentale non si era sviluppata alcuna reazione di rigetto, mentre in tutti gli altri si era verificato un rigetto dopo 50 giorni, o addirittura dopo soltanto 10 giorni (negli animali che non avevano ricevuto nessun trattamento).
I ricercatori pensano che questo filone di studi possa essere utile, in futuro, anche per le terapie di alcune malattie autoimmuni, nelle quali il sistema innato gioca un ruolo importante. Molti aspetti, però, restano ancora da chiarire (in particolare per quanto riguarda i possibili effetti collaterali delle nano-molecole) e nuovi test saranno necessari, prima di passare agli esperimenti sull’uomo.

Agnese Codignola
Data ultimo aggiornamento 10 novembre 2018


Vedi anche: • Trapianto di midollo meno rischioso con il "gene suicida"


Tags: rigetto, trapianti