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Sclerosi multipla, un nuovo bersaglio per possibili terapie

Il ruolo delle citochine nella sclerosi multipla è più importante di quanto si pensasse, tanto che questi fondamentali mediatori dei processi infiammatori potrebbero presto dicentare il bersaglio di nuove efficaci terapie. A suggerirlo sono anche gli studi di un gruppo di ricercatori della Thomas Jefferson University di Filadelfia (USA) diretto da Abdolmohamad Rostami, che in una ricerca pubblicata sul Journal of Immunology hanno analizzato cosa succede nei pazienti con sclerosi multipla sottoposti a una terapia con interferone beta, farmaco che in test di laboratorio riduce la concentrazione di una citochina in particolare, il GM-CFS (Granulocyte macrophage colony-stimulating factor).

I loro risultati confermano il ruolo centrale di questa citochina. Infatti nei pazienti che rispondono bene alla terapia i livelli di GM-CSF sono molto inferiori rispetto a quelli rilevabili nei pazienti non trattati. Non solo, l’esame di autopsie del cervello di pazienti con sclerosi multipla ha confermato che in presenza della malattia c’è molto più GM-CSF rispetto a quello che si trova nei campioni di persone non affette da scelrosi multipla.

Il GM-CSF sembra dunque un ottimo candidato per una terapia selettiva. Attualmente sono già in corso studi clinici di fase I per verificare la sicurezza dell’uso di un farmaco sperimentale anti GM-CSF. I primi dati, positivi, suggerirebbero anche una notevole efficacia del farmaco, ma per affermarlo con certezza bisognerà attendere l’eventuale fase II di sperimentazione.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 28 maggio 2015


Tags: citochine, GM-CFS, Granulocyte macrophage colony-stimulating factor, inteferone beta, sclerosi multipla