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Senza gambe e con 3 dita delle mani: al via la scalata "impossibile"

[1/8] Andrea Lanfri prepara il materiale e il cambio "piedi" per arrampicare
 
A fine agosto Andrea Lanfri, 31 anni, atleta della Nazionale paralimipica italiana, senza gambe e con solo tre dita delle mani, tenterà di scalare la Cima Grande di Lavaredo, nel cuore delle Dolomiti. Utilizzerà i pollici e due protesi speciali. È il primo atleta di paraclimbing amputato ai quattro arti (l’intervento, così traumatico, si è reso necessario per effetto di una meningite fulminante con sepsi meningococcica). Per lui sfidare la montagna  significa libertà: «In parete ci sono solo io, senza pensieri, libero con le mie sfide personali – racconta. – Dovevo essere morto, in seguito alla mia malattia, e invece sono qui a vedere un’alba stupenda».  Le foto sono di Andrea Puviani.
[2/8] In cammino sul sentiero di avvicinamento per la via "Normale" della Cima Grande di Lavaredo
 
A fine agosto Andrea Lanfri, 31 anni, atleta della Nazionale paralimipica italiana, senza gambe e con solo tre dita delle mani, tenterà di scalare la Cima Grande di Lavaredo, nel cuore delle Dolomiti. Utilizzerà i pollici e due protesi speciali. È il primo atleta di paraclimbing amputato ai quattro arti (l’intervento, così traumatico, si è reso necessario per effetto di una meningite fulminante con sepsi meningococcica). Per lui sfidare la montagna  significa libertà: «In parete ci sono solo io, senza pensieri, libero con le mie sfide personali – racconta. – Dovevo essere morto, in seguito alla mia malattia, e invece sono qui a vedere un’alba stupenda».  Le foto sono di Andrea Puviani.
[3/8] Andrea Lanfri mentre guarda l’altezza e l’immensità della Cima Grande.
 
A fine agosto Andrea Lanfri, 31 anni, atleta della Nazionale paralimipica italiana, senza gambe e con solo tre dita delle mani, tenterà di scalare la Cima Grande di Lavaredo, nel cuore delle Dolomiti. Utilizzerà i pollici e due protesi speciali. È il primo atleta di paraclimbing amputato ai quattro arti (l’intervento, così traumatico, si è reso necessario per effetto di una meningite fulminante con sepsi meningococcica). Per lui sfidare la montagna  significa libertà: «In parete ci sono solo io, senza pensieri, libero con le mie sfide personali – racconta. – Dovevo essere morto, in seguito alla mia malattia, e invece sono qui a vedere un’alba stupenda».  Le foto sono di Andrea Puviani.
[4/8] L’ultimo tratto di avvicinamento alla via "Normale" con la neve ancora nel canalone
 
A fine agosto Andrea Lanfri, 31 anni, atleta della Nazionale paralimipica italiana, senza gambe e con solo tre dita delle mani, tenterà di scalare la Cima Grande di Lavaredo, nel cuore delle Dolomiti. Utilizzerà i pollici e due protesi speciali. È il primo atleta di paraclimbing amputato ai quattro arti (l’intervento, così traumatico, si è reso necessario per effetto di una meningite fulminante con sepsi meningococcica). Per lui sfidare la montagna  significa libertà: «In parete ci sono solo io, senza pensieri, libero con le mie sfide personali – racconta. – Dovevo essere morto, in seguito alla mia malattia, e invece sono qui a vedere un’alba stupenda».  Le foto sono di Andrea Puviani.
[5/8] Foto di gruppo di Andrea Lanfri e i suoi compagni di cordata prima di provare lo "spigolo Dibona".
 
A fine agosto Andrea Lanfri, 31 anni, atleta della Nazionale paralimipica italiana, senza gambe e con solo tre dita delle mani, tenterà di scalare la Cima Grande di Lavaredo, nel cuore delle Dolomiti. Utilizzerà i pollici e due protesi speciali. È il primo atleta di paraclimbing amputato ai quattro arti (l’intervento, così traumatico, si è reso necessario per effetto di una meningite fulminante con sepsi meningococcica). Per lui sfidare la montagna  significa libertà: «In parete ci sono solo io, senza pensieri, libero con le mie sfide personali – racconta. – Dovevo essere morto, in seguito alla mia malattia, e invece sono qui a vedere un’alba stupenda».  Le foto sono di Andrea Puviani.
[6/8] Cambio "piedi" sotto la parete per lo "spigolo Dibona".
 
A fine agosto Andrea Lanfri, 31 anni, atleta della Nazionale paralimipica italiana, senza gambe e con solo tre dita delle mani, tenterà di scalare la Cima Grande di Lavaredo, nel cuore delle Dolomiti. Utilizzerà i pollici e due protesi speciali. È il primo atleta di paraclimbing amputato ai quattro arti (l’intervento, così traumatico, si è reso necessario per effetto di una meningite fulminante con sepsi meningococcica). Per lui sfidare la montagna  significa libertà: «In parete ci sono solo io, senza pensieri, libero con le mie sfide personali – racconta. – Dovevo essere morto, in seguito alla mia malattia, e invece sono qui a vedere un’alba stupenda».  Le foto sono di Andrea Puviani.
[7/8] Nuovo cambio "piedi" sotto la parete per lo "spigolo Dibona".
 
A fine agosto Andrea Lanfri, 31 anni, atleta della Nazionale paralimipica italiana, senza gambe e con solo tre dita delle mani, tenterà di scalare la Cima Grande di Lavaredo, nel cuore delle Dolomiti. Utilizzerà i pollici e due protesi speciali. È il primo atleta di paraclimbing amputato ai quattro arti (l’intervento, così traumatico, si è reso necessario per effetto di una meningite fulminante con sepsi meningococcica). Per lui sfidare la montagna  significa libertà: «In parete ci sono solo io, senza pensieri, libero con le mie sfide personali – racconta. – Dovevo essere morto, in seguito alla mia malattia, e invece sono qui a vedere un’alba stupenda».  Le foto sono di Andrea Puviani.
[8/8] Andrea Lanfri e la fidanzata Natascia al Lago di Misurina in relax.
 
A fine agosto Andrea Lanfri, 31 anni, atleta della Nazionale paralimipica italiana, senza gambe e con solo tre dita delle mani, tenterà di scalare la Cima Grande di Lavaredo, nel cuore delle Dolomiti. Utilizzerà i pollici e due protesi speciali. È il primo atleta di paraclimbing amputato ai quattro arti (l’intervento, così traumatico, si è reso necessario per effetto di una meningite fulminante con sepsi meningococcica). Per lui sfidare la montagna  significa libertà: «In parete ci sono solo io, senza pensieri, libero con le mie sfide personali – racconta. – Dovevo essere morto, in seguito alla mia malattia, e invece sono qui a vedere un’alba stupenda».  Le foto sono di Andrea Puviani.